20 | 08 | 02

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(IT)

20 Agosto, 2002 (top ^)

UNA BALENA E DUE FUNERALI
Avvistato nelle acque elbane un cetaceo di 28 tonnellate, ormai morto. Il bestione viene rimorchiato a Piombino e issato in banchina. Ma non ci sono mezzi adatti per trasferirlo in discarica. Così viene riportato al largo per la sepoltura in mare PIOMBINO - Una balenottera di 28 tonnellate e lunga 16 metri è stata recuperata priva di vita sabato a circa 2 miglia e mezzo al largo di Capo Enfola, all'isola d'Elba. La morte dovrebbe risalire ad almeno un paio di settimane prima. Il cetaceo presentava anche profonde ferite, forse provocate dalla chiglia di una nave. La balenottera è stata avvistata dalla nave Bannock della Guardia costiera. Le operazioni di recupero sono state coordinate dalla Capitaneria di Portoferraio, che ha chiesto l'intervento del rimorchiatore d'altura Neri. Il grosso cetaceo è stato trascinato a Piombino e issato con una gru sul pontile Magona. Si pensava infatti, di trasportarlo alla discarica dell'Asiu. Invece, mentre per lo scheletro si combatteva già una "guerra" tra il Museo di scienze naturali di Livorno e il Centro di biologia marina di Piombino, la balena ha ripreso... il mare. Essendo inadeguato, infatti, ogni mezzo per il trasporto via terra, la gigantesca carcassa è stata rimorchiata al largo tra Gorgona e l'Elba, in una zona favorevole per le correnti, e affondata con della zavorra. La balenottera comune (Balaenoptera physalus) in genere nuota in piccoli gruppi. Si nutre di crostacei, piccoli pesci e plancton. Può raggiungere una lunghezza di 18-25 metri e un peso anche di 60- 70 tonnellate.


4 Ottobre 2002 (top ^)

Carlo F. mi ha raccontato della consuetudine di molti pellegrini, nel Medioevo, di offrire ossa di coccodrillo, animali e pietre esotiche alle chiese. Anche ossa di balena. Una costola è visibile sul lato destro esterno del Duomo di Modena. C’era chi credeva fossero ossa di drago. Anche a Verona, accanto a Piazza delle Erbe, c’è una volta in mattoni tra due meravigliosi palazzi. Nel mezzo scende un perno in metallo che trattiene una costola di balena. E’ chiamato l’angolo della Costa… chissà da quando.


24 Dicembre 2002 (top ^)

Jean scrive: “Dovremmo trovare il tempo di vederci per scambiare le nostre impressioni della battaglia (del combattimento ?) colla balena. C'è un testo di Perec, nella "Disparition" (questo romanzo scritto senza ‘e’) in cui si ritrova Moby Dick. En voici la fin :

Jusqu'au bout, j'irai voulant ta mort, hurlait Achab, du fond du Styx j'irai t'assaillir. Dans l'abomination, j'irai crachant sur toi! Sois maudit. Cachalot, Soit maudit à jamais! Il tomba, ravi par l'harpon qui filait. Moby Dick, bondissant, cloua Achab sur son dos blanc, puis piqua au fond du flot. L'on vit un ravin blafard, canyon colossal, s'ouvrir au mitan du flot, tourbillon blanc dont la succion aspira un à un marins morts, harpons vains, canots fous, galion maudit dont la damnation avait fait un corbillard flottant... Apocalypsis cura figuris : il y aura pourtant, il y aura toujours un survivant, Jonas qui dira qu'il a vu un jour sa damnation, sa mort, dans l'iris blanc d'un rorqual blanc, blanc, blanc, blanc, jusqu'au nul, jusqu'à l'omission !
Ah Moby Dick! Ah, maudit Bic!


10 Gennaio 2003 (top ^)

Porto le pezze di asciugamano tinto di verde a Khady F. perché vi ricami le ‘ombre’ delle balene. E’ per un lavoro, Naviganti, che dovrò presentare dopo qualche mese. Una simulazione in gommapiuma delle colline dolci del primo Appennino Piacentino. Come su prati visti dall’alto le sagome delle balene che volano… al posto degli stormi d’uccelli. Khady ride, quando vede le immagini di balene comuni che le ho portato. Io le dico «Ricama queste immagini così come ti vengono». Alla fine ha ricamato solo i profili, di blu scuro, con uno strano punto a lisca di pesce incrociato


28 Marzo 2003 (top ^)

Sabrina mi manda alcune fotocopie da considerare come ‘appunti’.

Da Arte e illusione di Gombrich

Ma gli artisti olandesi della fine del Cinquecento, grandi maestri di realismo erano davvero capaci di ritrarre dal vero una balena? Evidentemente no, dato che l'animale ha un'apparenza sospetta, come se avesse le orecchie, e di balene con le orecchie, ci assicurano i competenti, non ne esistono. Il disegnatore probabilmente ha scambiato una delle pinne della balena per un orecchio e perciò l'ha messa troppo vicino all'occhio. Anche lui è stato fuorviato da uno schema familiare: lo schema della testa tipica. Disegnare una cosa non familiare presenta maggiori difficoltà di quanto non si pensi. E questa, suppongo, è anche la ragione per cui l'incisore italiano ha preferito copiare la balena da un'altra stampa. Non è necessario mettere in dubbio la parte della didascalia che ci dice che il fatto è avvenuto ad Ancona, ma quanto a ritrarre di nuovo l'animale "dal vivo" non ne valeva la pena.


12 Agosto 2003 (top ^)

Marin D., di 10 anni, scrive una cartolina (imbucata a St, Hilaire Le Chateau, Creuse) rispondendo alla richiesta che gli avevo fatto e cioè di decidere un nome per la balena. Si chiamerà Célestine. Un bel nome per una balena di 23 metri. Celesti come gli occhi enormi di Marin. Come si dice in bretone celeste?


26 Settembre 2003 (top ^)

Sotto i portici di Piazza Duomo, a Piacenza, durante il mercato. Sento dei tizi parlare tra loro. Un frammento di conversazione: «Ci vuole l’olio di balena», dice uno, «Ma l’è bsònt abòta!», risponde l’altro, «T’al sèt, ghe anca la pùar ad balena!», termina il terzo.


24Ottobre, 2003 (top ^)

da un sito dove si propongono viaggi organizzati in Antartide…

Port Lokroy, Antartide
The first thing we saw at the penguin colony was a massive fin whale skeleton. The fin whale is the second largest whale (after the blue whale). The skeleton has been there forever, and every year they have to reassemble the skeleton after the weather blows it apart all winter. Our on-board whale biologist, Ingrid, explained that the bones of a whale from the neck down can map one-to-one with the bones of a human. She pointed out that this particular whale had arthritis because some of its bones showed deterioration the same way arthritic human bones do. Who would have guessed?


5 Novembre 2003 (top ^)

Maria, dal lago, mi gira questo messaggio.

Da: Greenews <greenews@greenpeace.it> Oggetto: Greenews - film: La ragazza delle Balene

Caro amico di Greenpeace,

con la presente desidero parlarti di un film che a breve sara' distribuito nelle sale cinematografiche italiane: "La Ragazza delle Balene". Greenpeace Italia suggerisce la visione di questo film per i suoi contenuti ecologici e ambientalisti, con particolare riferimento alla tutela e alla salvaguardia delle balene (leggi nota in calce: le balene sono in pericolo).

La leggenda racconta che Paikea, capostipite del popolo Maori, raggiunse le coste della Nuova Zelanda sul dorso di una balena. Nel film, Paikea è una giovane ragazza, dolce e caparbia, discendente diretta di quel mitico antenato. Poiché nell'animo sa di essere una predestinata, aspira a diventare leader della sua comunità. Ma non sarà facile per una donna dimostrare di sapere combattere come un maschio e di riuscire a parlare alle balene, custodi dello spirito della stirpe Maori. Nella lotta ai pregiudizi, nella sfida alle tradizioni, le balene aiuteranno Paikea a conquistare il suo posto nel mondo.

Avvincente e commovente, La Ragazza delle Balene conferisce il sapore della leggenda a un racconto di formazione che rimanda a Billy Elliot. Vincitore del premio del pubblico ai festival di Sundance, San Francisco, Rotterdam e Toronto (dove il premio ha dato il via al successo di film come La Vita e' Bella, American Beauty, La Tigre e il Dragone, Il Favoloso Mondo di Am?lie), La Ragazza delle Balene ha riscosso grandi consensi in tutto il mondo. Per saperne di piu' puoi collegarti al sito www.bimfilm.com/laragazzadellebalene.

Le due anteprime, che si terranno il 6 novembre presso il Cinema Colosseo di Milano e presso il Cinema Quattro Fontane a Roma, sono ad ingresso gratuito. Le offerte raccolte saranno destinate alla campagna per la salvaguardia delle balene di Greenpeace. Per maggiori informazioni su come sostenere la campagna di Greenpeace a favore delle balene, collegati al sito: www.greenpeace.it/whales

Ivan Miori Coordinatore Campagne Oceani

LE BALENE SONO IN PERICOLO

"La Ragazza delle Balene" è un film che ci aiuta a comprendere il forte legame fra cultura del rispetto per l'ambiente e sopravvivenza di quest'ultimo. Le balene appaiono come il tramite attraverso cui un popolo, quello dei Maori, afferma e rafforza la propria identità in un mondo che
corre e si modifica troppo velocemente, un mondo del quale troppo spesso vengono sacrificate le bellezze. In un simile contesto, la storia del massacro di cui ancora oggi sono oggetto le balene, mammiferi che abitano i mari e gli oceani da millenni, non puo' che esserne la rappresentazione. La caccia condotta su larga scala ha portato alcune specie sull'orlo dell'estinzione; oltre un milione di esemplari e' gia' stato ucciso nel corso degli ultimi cento anni. Agli inizi dell'800 erano milioni, oggi il loro numero e' sceso considerevolmente ed in modo talmente grave da impedire ad alcune popolazioni ogni possibilita' di recupero. Nel caso della balenottera azzurra, ad esempio, nel 2002 sono stati avvistati in Antartico solo 75 esemplari. Tale rischio d'estinzione è aggravato dalle intenzioni dellaNorvegia, del Giappone e dell'Islanda di riaprire la caccia commerciale e, quindi, il commercio internazionale della carne di balena entro il 2006. A questi pericoli si aggiungono le difficoltà ambientali legate al costante degrado delle condizioni degli oceani: inquinamento chimico ed acustico, diminuzione dello strato d'ozono, pesca industriale, collisioni con le navi, catture accidentali nelle reti da pesca - responsabili da sole della morte di 300.000 cetacei l'anno - rappresentano le nuove incognite che gravano oggi sul futuro delle balene e dell'intero ecosistema marino. Sin dal 1975 Greenpeace ha condotto azioni di denuncia contro la cattura delle balene che hanno portato, nel 1986, alla moratoria della caccia commerciale ed all'istituzione di aree protette. Continueremo ad ostacolare ogni tentativo volto alla rimozione della moratoria per assicurare un futuro a questi splendidi abitanti degli oceani, il cui ruolo è decisivo negli equilibri dell'intero ecosistema del pianeta.


10 Novembre 2003 (top ^)

Tutte le volte che mi capita di incontrare balene ti penso, e ormai capita spesso:

"... Insegnandomi la geografia, mia madre mi raccontava di tutti i paesi dov'era stato mio padre da giovane. Era stato in India, dove s'era preso il colera, e, credo, la febbre gialla; ed era stato in Germania e in Olanda. Era stato poi anche nello Spitzberg. Nello Spitzberg, era entrato dentro nel cranio della balena, per cercare i gangli cerebro-spinali: ma non era riuscito a trovarli. S'era sporcato tutto col sangue di balena, e i vestiti che aveva riportato indietro, erano imbrattati e duri di sangue secco. C'erano in casa nostra molte fotografie di mio padre con le balene; e mia madre me le mostrava, ma mi lasciavano un po' delusa, perchè erano fotografie sfocate, e mio padre non appariva che al fondo, una minuscola ombra; e della balena non si vedeva né il muso, né la coda; si vedeva soltanto una specie di collina seghettata, grigia e nebbiosa: e la balena era quello..." (Natalia Ginsburg "Lessico famigliare")
A presto,
Sabrina (5)


20 Novembre 2003 (top ^)

“Ti passo il testo che ho fatto oggi con i ragazzi. E' tratto da Il Manifesto del 26 luglio 2003. Per il tuo archivio baleniero.

Tuo M”

Quanto valgono le balene dell'800?

di MARINA FORTI

Quante balene popolavano gli oceani prima che gli umani cominciassero a cacciarle? La risposta a questa domanda è molto più che una curiosità scientifica. La Commissione baleniera internazionale (International Whaling Commission), ovvero l'organismo intergovernativo che regolamenta la caccia alla balena, 17 anni fa ha dichiarato una moratoria sulla caccia a tutti i cetacei - moratoria per la verità relativa, perché la Norvegia e il Giappone, che fanno parte della Commissione, rivendicano il diritto a cacciare un certo numero di balenottere, capodogli e altre spece di cetacei con l'escamotage della ricerca scientifica: ogni anno le riunioni della Commissione baleniera si risolvono in grandi bracci di ferro sulle quote di balene cacciabili per il bene della scienza (e del mercato, poiché la carne di balena è legalmente commerciata e mangiata in Giappone, e il suo grasso ha ancora diversi usi). Comunque sia, la Commissione mantiene la moratoria dichiarata nel 1986: la politica concordata tra i suoi 51 stati membri è che il divieto di caccia sarà tolto nelle regioni dove la popolazione di balene (specie per specie) avrà raggiunto il 54% del suo numero originario, di prima che cominciasse la caccia commerciale, ovvero metà del diciannovesimo secolo. Dunque, stabilire quanto numerose fossero a metà dell'800 le popolazioni di balenottere, capodogli, megattere diventa decisivo per stabilire se questi mammiferi saranno presto cacciabili... Ecco perché è tanto interessante lo studio pubblicato ieri dalla rivista scientifica Science. Due ricercatori americani vi sostengono che finora il numero di balene che popolava l'Atlantico settentrionale è stato gravemente sottostimato. Il fatto è che finora le stime si basano sulle notizie raccolte appunto a metà dell'800 dalle navi baleniere. Ma le notizie storiche sono incomplete. Stephen Palumbi, biologo alla Stanford University, e Joe Roman, dottorando in biologia a Harvard, hanno usato invece la genetica. «La genetica delle popolazioni ha in sé delle informazioni sul suo passato», scrive Palumbi: «Se sai leggere la quantità di variazioni genetiche - la differenza nel Dna tra un individuo e l'altro di una popolazione di balene - e sai calibrarle, puoi stimare le dimensioni storiche di una popolazione».

I due ricercatori hanno studiato tre popolazioni di balene dell'Atlantico settentrionale: la megattera, la balenottera comune e la balenottera minore, ovvero tre specie che sono state decimate dalla caccia commerciale tra la metà dell'800 e gli inizi del `900. Sostengono che un secolo e mezzo fa queste erano assai più numerose di quanto stima la Commissione: almeno 800 o 900mila esemplari. Mettendo a confronto il codice genetico di 188 megattere, i due ricercatori sostengono che la popolazione storica doveva contare 240mila individui, cioè dodici volte più di quanto stima la Commissione; estrapolando, dicono che la popolazione mondiale di megattere poteva raggiungere il milione e mezzo, quindici volte più dei 100mila esemplari finora stimati. Nel caso della balenottera minore, dopo aver analizzato campioni di Dna di 87 individui, Palumbi e Roman dicono che la popolazione pre-caccia nell'Atlantico settentrionale doveva contare almeno 265mila esemplari, ovvero circa il doppio di quante ne esistono oggi. L'analisi del Dna di 253 balenottere comuni da risultati analoghi: dovevano essere 360mila, dieci volte più della stima storica della Commissione.

Lo studio pubblicato ieri dice che le popolazioni attuali di queste tre balene sono ancora troppo esigue per permettere di riprendere la caccia. I numeri fanno differenza: se le megattere erano ventimila in epoca storica (come stimato dalla Commissione), e sono quasi diecimila oggi, signifca che nel giro del prossimo decennio la Commissione potrebbe autorizzarne di nuovo la caccia. «Ma se la popolazione originaria era di 240mila individui, come suggerisce la genetica, allora non si dovrebbe parlare di caccia per i prossimi 70 anni o un secolo». Facile immaginare che su questi dati scoppieranno polemiche non solo o strettamente scientifiche.


26 Novembre 2003 (top ^)

resoconto del ritrovamento di una balena su una spiaggia, in…

Karachi's entertainment-starved public--who were not bothered about the issue of its origins--thronged to the beach to see the giant creature By Rubina Jabbar.

The landing of a dead whale on Clifton beach a few days ago inviting curiosity as well as controversy, leaving the experts undecided about which family of whale it belonged to--Humpback or Fin whale? But the entertainment-starved public--who were not bothered with the issue of its origin--thronged to the beach to see the giant creature. The Sindh Wildlife Department, which took the possession of the dead creature and conducted its dissection, declared it was a Fin Whale, while the World Wide Fund for Nature (WWF) Pakistan in the light of their research and examination insisted on calling it a Humpback. "About 14-35 grooves are usually found in Humpbacks and the dead whale had 22 grooves on the throat and chest," says Dr. Ejaz Ahmed, deputy director general of WWF-Pakistan, in support of their point of view. According to his findings, a Humpback whale grows to about 52 feet in length ; while the washed up whale at Clifton was 48 feet in body length and its flippers measured about 14 feet.

Dr. Ahmed states that Humpback is a baleen whale that does not contain tooth, rather filters feeder. According to a study, Humpbacks have hundreds of rigid strips made up of material similar to human fingernails which hang down from the upper jaw all around the mouth. These strips called 'baleen' fuse into wider plates which may reach up to three feet in length. "The ends of baleen are bristly and frayed and intertwined with the edges of adjacent plates to form a filtering system." "Humpbacks have a cylinder shape flipper extending 50 feet and the dead whale had 48 feet long flipper. They can consume nearly a ton of food in a day's time," informs Dr. Ahmed. But Fahmida Firdous, project officer, Marine Turtle Project of Sindh Wildlife Department, who supervised the seven-day dissection operation executed by about 11 professional butchers and their helpers at the Clifton beach, has said it was a Fin Whale. "We do not have whale experts with us but we are sure it was a male Fin Whale. According to SWD total length of the dead whale, which weighed around 10 tons, was 56 feet. This specie usually attains a length of 69 feet and weighs over 70 tons, and the recorded maximum length is 88 feet," she says. Dr. Quddusi Kazmi, director, Marine Reference Collection and Reference Center, University of Karachi, who visited the site to examine the deep-water creature, has said both point of views should be respected. "The size of flipper and number of grooves on throat and chest suggested it was a Humpback. Fin whales have flippers relatively shorter in size," says Dr. Kazmi.

"On the basis of apparent features like fins, snout and crest we are determined it's a Fin Whale. But no matter whether you call it Fin or Humpback it's a whale," comments SWD Conservator Munir Awan commented. Well, both WWF-Pakistan and SWD have agreed that the whale washed ashore eight kilometers of McDonalds restaurant on Clifton beach was a male. "The dead whale sank into sand was found lying upside down due to which its identification characteristics had perished," says Dr. Kazmi According to Fahmida, "a Fin Whale was found lying on rocky beach at Gaddani Beach in May 1995. I attempted to have a closer view of its mouth to determine its gender but the foul smell of the decomposed body did not allow that and left me nauseous." Owning to foul smell of the stinking body many butchers had refused to do the job and they hired professionals on a charge of Rs. 500 and 300 daily to remove the flesh skillfully and it took them a whole week to finish the job and transporting it into pieces to the SWD office. "We retrieved some meat, waste matter, intestines for examination and buried the unwanted things in the sand off the sea.

We invited different concerned departments to join us but none of them paid heed." "Articulation of bones would take two months. Once the bones are dried they would be dipped into chemical and then articulated into skeleton," informs Fahmida About the causes of death Quddusi says, "collision with a ship could have been the most likely cause of death as the front fin of the dead whale was broken. "Humpbacks found in deep water in Arabian Sea usually travel in schools, so it might have stranded from the school and hit by some passing ship. Hunger, lack of food, injury, parasitic or any other disease are other likely causes of its death," adds Quddsia. "Parasites could be external or internal but external parasites have remote possibilities because Humpbacks' blubber or fat layer is 20cm thick due to which penetration is not easy," she further informs. "Humpbacks breathe through a double blow-hole located on top of their heads. Breathing is voluntarily and the nasal plugs found in the blow-holes remain closed until forced open by respiratory contractions. Internal parasites could have shrunk the nasal passage causing difficulty in breathing and leading to its death," suggests Fahmida. According to Fahmida, the cause of death of the whale which might have died a month before it was found ashore seemed to be natural; or some bullet could also have hit it. "The stranded whale has no marks of injury. So, possibly it might have died naturally. Although the life span of a Humpback whale is 45-50 years," observes WWF. Mohammad Ali Shah, chairman, Fisher Folk Forum Pakistan (FFP) perceives the pollution caused by oil tankers as the cause of its death.

There is evidence of numerous sightings and stranding of whales along the Karachi coast in the past. "Whale is called 'weesar' in local language which means it had been frequenting our coast due to which locals gave it this name," explains Shah. "We are interested in the display of its skeleton, different organisations, including the Karachi Zoo, showed interest in retaining its skeleton. But when we have provisions to do that why shouldn't we display it. We would lend it for some days to the zoo so that a large number of people could view it," says Munir. Dr. Ahmed appreciating the SWD has said, "In spite of lack of resources, trained staff, expertise and the absence of previous practices of handling such cases, they dealt with the case properly." Whales are not fish. They are cetaceans, warm-blooded marine mammals which breathe air and nurse their young. Unlike fish, a whale swims by moving its flukes (tail) up and down. The blue whale is the largest known animal ever to have lived on sea or land. Individuals can reach more than 110 feet and weigh nearly 200 tons, more than the weight of 50n adult elephants. Humpback, the fifth largest of the great whales is an endangered specie. The name Humpback describes the motion it makes as it arches its back out of the water in preparation for a drive. It has a stout body and very long flippers. The head is rounded and bulky. It is usually observed in four different colour schemes, ranging from white to gray to black to mottled. Their undersides are pale to white. Humpbacks are carnivores and filter feeder that filter feed tiny crustaceans and small fish. They migrate to breed in tropical waters and much shallow seas. Fin whales, also an endangered specie, are brownish grey above and white below. The colour pattern is asymmetrical: the lower jaw is white on the right side and dark on the left. Fin whales are second only to blue whales in length but are more slightly built. The dorsal fin is strongly curved and is about 60cm high. Fin whales have an average of 85 throat grooves that extend to the navel. Each side of the upper jaw bears 350-400 baleen plates.

At physical maturity males and females average 19 and 20 meters in length, respectively. It is presumed that a population of Humpbacks breed off the coast of Oman, and possibly the stranded whale came from this population. A Humpback whale was previously stranded near Port Qasim in 1984, and later another individual was found stranded at Sandspit in late '80s. The skeleton of this specimen has been articulated at the Naval Museum in Karachi for display.


4 Dicembre, 2003 (top ^)

Messaggio C. B. con riferimento al taglio del tessuto.

Ho rivisto con modelliste come risolvere al meglio il problema. L'ideale è costruire un "manichino" a forma di balena: Basterebbe un modellino in scala 1:20 (la balena di 22 mt diventa 1,1 mt) su cui appoggiare l'equivalente delle pezze (150 cm di altezza diventano 7,5cm). Poi vengono realizzate le varie parti, digitalizzate sulla tavola del sistema di cad che abbiamo visto in Boglietti trasferite al tagliatore che le riporta a dimensione reale e le taglia. Per realizzare il "manichino della balena" (che potrei realizzare io manualmente) ho bisogno oltre alla sezione consegnata in disegno le sezioni longitudinali. Penso che ne bastino 8/10 L'importante è vedere come riprodurre l'andamento sinuoso(e non rettilineo) della colonna vertebrale e se questo andamento sarà rispettato anche dalla vescica interna di gonfiaggio.


13 Dicembre 2003 (top ^)

Da una mail di A., inglese.

Un'altro bel progetto. Spero di poter un giorno seguire la sua migrazione per le città del Canada. Adesso vorrei anche cercare delle imagini della 'balena nella vasca' che girava le città italiane negli anni 70.

Mi ricorda la vicenda di una scultura grandezza naturale di King Kong (se esisteva) che fu posizionata in mezzo ad una rotonda a Birmingham (Inghilterra) e fatta di bronzo. Non mi ricordo se fu a causa del chiasso della gente che la scultura fu rimossa o perché provocò troppi incidenti. Comunque fini sopra l'ingresso del parco auto di un signore irlandese che le demoliva.


29 Dicembre, 2003 (top ^)

Il racconto di Mauro di come ricorda la balena girovaga degli anni ’70.

Si doveva chiamare, credo, Giona. Non era in una vasca ma era ricoperta (o vi era stata immersa) di formalina e puzzava terribilmente. Non, non ricordo luci arancione, ma tutti i disegni e i falsi ghiacci dell’Artico con sagome di un orso polare e dei pinguini. Era messa su un piano… gettata lì.
Sì parla forse del 1973 o 74.


6 Janvier 2004 (top ^)

Message de J.D. d’un nufrage en Bretagne:

Nous avons reçu les nouvelles concernant Célestine. Le lendemain du premier de l'an une amie de Célestine c'est malencontreusement échouée à la pointe de la Torche, système de navigation déréglé par la tempête? maladie? suicide? on n'a pas la réponse!!! Mais ne restons pas sur cette note triste et envisageons l'avenir avec sérénité et bonne humeur. bloavez mad Bonne année en breton.


17-20 Gennaio, 2004 (top ^)

I giorni del taglio e della cucitura.
Partecipazione inaspettata e straordinaria.

Il taglio.
Quanto consumo di carta e pellicola di cartene per il piazzamento e perché il taglio al plotter venisse al meglio… alla fine, dopo un po’ di suspance,
si è fatto tutto. Mani, piedi e naso ghiacciati ma almeno ora i pezzi li avevamo.

La domenica si è cominciato ad assemblare le grosse pezze grige e raccapezzarsi era difficile.

Poi le cuciture sul ventre e le signore che lavoravano in ditta, con i loro camici verde acqua, a chiedere che cosa stessi facendo…
“Una mongolfiera?”… “Sa, perché circolano delle voci e nessuna di noi sa esattamente cosa sta accadendo”… “Una balena?”… “Ma poi cosa ne fate?”
Alla fine cucite, le due emi-balene tra loro e lasciata l’apertura nel ventre perché vi potessero entrare con agio alcune persone, si è avvolto tutto in una grande sacca bianca.

E se, al rientro, ci avesse fermato la polizia…”Niente da dichiarare?”… “Una balena in flanella!”

Grazie a Nando e a Claudio, ovviamente, ma anche a Maurizio Crepaldi, Stefania Fierro, Fabrizio Coppiano e agli amici (Carlotta, Bettega, Toni e Francesca) che hanno partecipato a comporre questo fiume di tessuto.


20 Gennaio, 2004 (top ^)

Rientro a casa dopo aver cucito, finalmente, la balena.

E. M. mi ha inviato un plico. Dentro, un video e una busta con ritagli di riviste dove si parlava di balene.

Il video, Le armonie di Werckmeister, di Béla Tarr, racconta in b/n, una storia surreale e commovente. In particolare si narra dell’arrivo, in questa non bene definita cittadina del profondo Est, di un circo, di una balena, in particolare.

Una balena vera conservata con della formalina, probabilmente, dentro ad un enorme container in lamiera diventa l’indiretta protagonista di un’apocalisse… Molto triste, direi.

Credo di trascrivere e riportare, insieme a qualche frame, i frammenti dialogati dove si parla di questa balena che si dice “avesse tre occhi”…


23 Gennaio, 2004 (top ^)

M. M. mi portano una video cassetta per bambini, Il canto delle balene. Sulla custodia l’immagine infantile di un cetaceo e di qualche gnomo barbuto.

Inoltre sono i primi ad offrire, per la Cassa della balena, il resto non ripartito ricevuto dopo il pagamento del conto per un’ottima cena. In più un piccolo disegno, con una balena stilizzata che soffia, dal tratto un po’ alcolico del dopocena. Grazie.


4 Febbraio, 2004 (top ^)

Un testo scritto qualche anno fa di cui Jean mi ha spesso parlato… ricordando forse una serata di canto dove una balena volava tra i faggi di Heidelberg.

L’ange, la baleine et le poète Giono

De Jean D’Yvoire


24 Febbraio, 2004 (top ^)

A. T. mi scrive, a proposito di un testo tradotto per il progetto Balena, quanto segue:

“I may have let my freedom run a little here, but I wanted the project to sound a little more ‘magical’ in the ‘Moby Dick’ sense: a creature whose presence in stories is far greater than the real thing.
Let me know if you need another version”

Ho tenuto la versione inviata.


21 Marzo, 2004 (top ^)

A febbraio, in occasione della nascita della balena, Elisabeth, con gli auguri di tutta la famiglia, scrive la seguente mail:

WhhhhhhaaaaaOOOOOOO!!! Tuturututu Tra i faggi !!
ESCE LA BALENA
WhhhhhhaaaaaOOOOOOO!!! Turututu! Tra i faggi !!

Per Primavera mi manda un testo di De Luca.


27marzo, 2004 (top ^)

Matteo M.

Thar she blows! Dead whale explodes
Taiwanese street, shops showered after gases built up inside

Taiwan Apple Daily via Reuters

Blood and guts litter this street in Tainan, Taiwan, after decomposing organs in the sperm whale in background caused it to explode.

TAIPEI - Residents of Tainan learned a lesson in whale biology after the decomposing remains of a 60-ton sperm whale exploded on a busy street, showering nearby cars and shops with blood and organs and stopping traffic for hours. The 56-foot-long whale had been on a truck headed for a necropsy by researchers, when gases from internal decay caused its entrails to explode in the southern city of Tainan. Residents and shop owners wore masks while trying to clean up the spilt blood and entrails. "What a stinking mess. This blood and other stuff that blew out on the road is disgusting, and the smell is really awful," a BBC News report quoted one Tainan resident as saying.

Taiwan Apple Daily via Reuters
The sperm whale was being carried by truck through Tainan.


The whale had died on Jan. 17 after it beached itself on the southwestern coast of the island. Researchers at the National Cheng Kung University in Tainan said enough of the whale remained to allow for an examination by marine biologists. Once moved to a nearby nature preserve, the male specimen -- the largest whale ever recorded in Taiwan -- drew the attention of locals because of its large penis, measured at some five feet, the Taipei Times reported. "More than 100 Tainan city residents, mostly men, have reportedly gone to see the corpse to 'experience' the size of its penis," the newspaper reported.
Reuters contributed to this report


8 Aprile, 2004 (top ^)

Mariangela C. manda un telegramma… per lettera, però.

Come DESTINATARIO: Baleniera Major Fluttuante
TESTO: Agurio di solcare mari aerei et immaginatori e tornare di quando in quando
infine MITTENTE: Stazione fissa centrifuga


15 Aprile, 2004 (top ^)

Aveva un sacco a tracolla e una grande spina ricurva sulle spalle... era lunga almeno due metri e mezzo e avvolta da stuoie arrotolate. La portava su uno dei carrelli a noleggio della stazione, un carrello con i denti da pesce-sega. Se ne andava a spasso così, verso l'uscita, sempre avvolto dalla sua apnea di cosmonauta galleggiava avulso da tutto il mondo circostante. Poi la srotolò dalle amache che ci aveva attoreigliato attorno e la mostrò.

La costola era una virgola, un amo, il collo di un cigno, insomma un gesto incorniciato.

"Basta l'osso, vedi, per darti l'idea della balena che c'era dietro."

Lo rimirava e diceva "Che gran pezzo ! Che perfezione, che ispirazione costante!".

La costola era come già fossile, grigia e pietrosa, orfana del corpo, del mare, dei concepimenti.

Avvolta dalle stuoie indie aveva attraversato i continenti e i mari e si era incagliata, così com'era fatta, a forma di amo, si era conficcata in lui che ad essa aveva abboccato.

L'osso se ne stava lì, curvo e sinuoso. E te lo faceva ben capire che ci puoi stare dentro anche all'impiedi nella pancia di una balena…

"Ah, non è stato semplice scovarla! " esordì il negro fieramente. Già sulla strada per la spiaggia laggiù c'erano segnali con la coda di balena, ma in giro non se ne vedevano. Per conto mio, io volevo soltanto una costola, visto che il cranio non me lo potevo portare, così mi accompagnarono dal negro Gico. Era quasi buio e ce n'erano diverse lì di ossa.

Non si parlava altro che di pesci laggiù a Garopaba, tra le baracche di legno, mentre i gabbiani giocavano a fare il tip tap con la risacca e ballavano avanti e indietro.

Pesci-cane, pesci-lenci, pesche miracolose, pesci-palla, squame di pesce-bue. Questi erano gli argomenti.

I crani di balena stavano lì, seminterrati sulla spiaggia e sembravano delle zucche rovesciate. Le balene, anche da morte, attirano attorno a sé le storie come mosche, le prendono all'amo per vocazione.

Così mi raccontavano di quando era finita la caccia. Erano storie di pesci, di dinamite, di grasso e di interramenti. Sebbene le interrassero lontane dopo avergli tolto tutto, quelle continuavano a puzzare per anni, e così tutti vivevano nel tanfo e con la puzza sotto il naso.

Mentre calava la sera mi sembrava quasi di sentirla quella pestilenza sollevata dai racconti e dalla birra Antartica.

Vinicio Capossela, Non si muore tutte le mattine


15 Maggio, 2004 (top ^)

Jules Michelet, Il mare, 1860

L'abitante di un altro pianeta che, discendendo sulla terra a bordo di una mongolfiera, osservasse da grande altezza la superficie del globo, volendo riferire sulla sua popolazione, direbbe: "I soli esseri viventi che posso osservare laggiù sono di dimensioni assai notevoli, da cento a duecento piedi di
lunghezza; le loro braccia misurano soltanto ventiquattro piedi, ma la coda superba, che ne misura trenta, batte regalmente il mare e lo domina, facendoli incedere con una rapidità, una disinvoltura maestose, tali da far riconoscere in loro i sovrani del pianeta"…

Nessun rapporto fra questa dolce razza di mammiferi che hanno come noi il sangue rosso e il latte, e i mostri delle età precedente, orribili aborti del limo primigenio. Le balene, molto più recenti, trovarono un'acqua purificata, il mare libero e il globo in pace….

Il latte del mare, il suo olio sovrabbondavano; il suo caldo grasso, animalizzato, fermentava con forza inaudita, voleva vivere. Lievitò, si organizzò in questi colossi, enfants gatés della natura, che essa dotò di forza incomparabile e di ciò che è più prezioso: il bei sangue rosso fuoco. Per la prima volta il sangue fece la sua comparsa.

Ecco il vero fiore del mondo. Tutte le creature dal sangue scialbo, avaro, languido, vegetante, sembrano non avere cuore, se paragonate alla vita generosa che ribolle in questa sostanza purpurea, vi circoli la collera o l'amore….

…La balena ferita ne inonda il mare in un attimo, tingendolo di rosso per largo tratto. Il sangue, che noi abbiamo a gocce, le è stato prodigato a torrenti.

L'amore, per le balene, è legato a condizioni difficili, richiede un luogo di profonda pace. A somiglianza del nobile elefante che teme occhi estranei, la balena ama in solitudine. L'appuntamento è fissato ai poli, nelle anse solitarie della Groenlandia, tra le nebbie di Behring, fors'anche nel tiepido mare che è stato scoperto vicino al polo stesso. Riuscirà a ritrovarlo? Vi si giunge solamente attraverso le orribili gole che il ghiaccio apre, chiude e cambia ad ogni inverno, quasi a voler impedire il ritorno. Quanto ai cetacei, si ritiene passino sotto i ghiacci, da un mare all'altro, per vie tenebrose.

Viaggio temerario.

Costretti a risalire ogni quarto d'ora per respirare, malgrado posseggano riserve d'aria sufficienti per un tempo un po' più lungo, rischiano molto sotto quell'enorme crosta, in cui si apre appena qualche spiraglio. Se non lo incontrano per tempo, lo strato di ghiaccio è cosi duro e spesso che nessuna forza, neppure una violenta testata, potrebbe infrangerlo. In queste condizioni si può annegare come Leandro nell'Ellesponto. Non conoscendo questa storia, le balene si cimentano nell'impresa e vanno.

Grande è la solitudine. Uno strano scenario di morte e di silenzio per questa festa della vita ardente. Un orso bianco, una foca, una volpe azzurra forse, testimoni discreti e prudenti, osservano a distanza. Non mancano i lampadari, i candelabri dai molti bracci e gli specchi fantastici. Cristalli bluastri, guglie, pennacchi di ghiaccio abbagliante, nevi incontaminate, sono i testimoni che seggono tutto attorno guardando.

Ciò che rende commovente e grave questo imeneo è il fatto che ha bisogno di una salda volontà comune. Non possiedono l'arma tirannica del pescecane, le catene che dominano il più debole. I loro manti scivolosi, al contrario, li separano, li allontanano. Si sfuggono senza volerlo, scappano a causa di tale sconfortante ostacolo. Una cosi grande armonia, eppure la si direbbe un combattimento. Alcuni balenieri sostengono di avere assistito a questo spettacolo unico. Gli amanti, con bruciante trasporto, eretti per un istante, ritti come le due torri di Notre-Dame, gementi, con le loro braccia troppo corte cercavano di abbracciarsi. Ricadevano con un tonfo immenso... L'orso e l'uomo fuggivano atterriti da quei sospiri.


31 Maggio, 2004 (top ^)

Da Massimo F.,

----balena news---
Le Scienze
Le origini della caccia alla balena
24 Maggio 2004

Gli uomini preistorici usavano zattere e arpioni

Gli uomini dell'Età della Pietra potrebbero aver cominciato a cacciare balene già nel 6000 avanti Cristo. Lo suggerisce l'analisi delle incisioni rupestri scoperte nel sito archeologico di Bangu-Dau, in Corea del Sud, che ritraggono più di 46 raffigurazioni di grandi balene.
Le incisioni mostrano inoltre che gli esseri umani usavano arpioni, zattere e corde per catturare le prede, fra le quali capodogli, balene franche e balenottere. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista "L'Anthropologie". "Abbiamo identificato rappresentazioni di delfini e balene, - spiega Daniel Robineau, che ha collaborato con Sang-Mog Lee del Museo dell'Università Nazionale di Kyungpook - con persone a bordo di imbarcazioni che utilizzano arpioni e lenze. SI tratta chiaramente di scene di caccia". Una raffigurazione, per esempio, riproduce degli uomini in piedi su una barca ricurva legata a una balena con una corda. I petroglifi risalirebbero a differenti periodi compresi fra il 6000 e il 1000 avanti Cristo. In alcuni siti vicini, datati fra il 5000 e il 1500 a.C., gli archeologi hanno disseppellito grandi quantità di ossa di cetaceo, un ulteriore segno che le balene costituivano un'importante fonte di cibo per le popolazioni della regione.

Fonte: Le Scienze del 25 aprile 2004


6 Giugno, 2004 (top ^)

Carlo L. mi invia questo articolo

Terra Terra. Balene estinte e in via d'estinzione, di F. Gioanetto

Ha destato molta curiosità tra ecologi e ambientalisti la scoperta di due nuove specie di balene, «nascoste» negli ossari di alcune collezioni di scheletri marini di cetacei. Curiosità, e insieme preoccupazione. Annunciata dalla rivista scientifica internazionale Nature (462), il ritrovamento è stato fatto da alcuni ricercatori del Japanese National Research Institute of Fisheries Science, di Yokohama, Giappone. Estraendo del Dnd mitocondriale dalle ossa di alcuni esemplari cacciati nel 1976 nel 1998 nelle isole Salomone, il gruppo di tassonomisti ha potuto stabilire che la neodenominata Balaenoptera omurai, e la sua parente prossima Balaenoptera edeni si distinguono dalle altre sei specie di balene finora conosciute per la forma del cranio e le dimensioni dei fanoni. Non è la prima volta che la tassonomia di questi enormi cetacei marini viene ristabilita partendo dai loro resti ossei o di tessuti - era già successo diverse volte nel passato e, del resto, alcuni ricercatori pensano che anche fra le popolazioni selvatiche di orche e dei delfíni «naso di bottiglia» ci siano ancora nuove specie da definire.

La preoccupazione per questa nuova scoperta tassonomica è dovuta al fatto che è proprio il Giappone è uno dei tre paesi, con Islanda e Norvegia, che ha riaperto da qualche anno la caccia delle balene oceaniche, camuffandola dietro una generica e indulgente «caccia per motivi di studio scientífico». In altri termini: benché i governi dei tre paesi in questione abbiano sottoscritto la moratoria internazionale decretata dalla Commissione Baleniera Internazionale, di cui fanno parte, che vieta dal 1981 la caccia alle balene per motivi commerciali, ogni anno si auto-assegnano una certa quota di balene caccaibili a «scopo scientifico». Così gli islandesi dall'inizio di maggio hanno già massacrato quattordici della «quota pattuita» di 38 balene da sacrificarsi alla ricerca scientifica, mentre le baleniere giapponesi hanno già abbattuto nel Pacifico settentrionale 260 balene durante la loro caccia estiva - il pretesto è studiare la dieta estraendo il contenuto stomacale e determinare l'età a partire del tessuto auricolare dei cetacei morti. Nel solo 2004 Norvegia, Giappone e Islanda hanno ucciso più di 1400 balene per «scopi scientifici», oltre 20.000 balene dal 1981. Secondo la Dolphin Conservation Society, (www.wdes.org), tra l'altro, ogni anno 20.000 delfini passano attraverso gli stessi mattatoi. Oltretutto, un recente rapporto redatto dal ministero dell'ambiente danese ha allertato sul rischio che corre la popolazione groenlandese nel continuare a cibarsi con carne di balene ed altri mammiferi marini per l'alta concentrazione di sostanze contaminanti che presentano questi animali nelle loro carni.

Del resto il mondo delle balene non cessa di sorprenderci. Secondo il biologo marino Michael Bord, che da anni studia il loro comportamento riproduttivo, le balene non solo hanno creato dei livelli di cooperazione sociale fra i più sviluppati fra tutti i mammiferi, ma hanno sviluppato alcuni comportamenti comparabili ad alcuni aspetti definibili come culturali, come è il caso di alcuni dialetti specifici di alcuni «clan»: dove diversi gruppi di cetacei , nella stessa area e nello stesso tempo, si muovono per «piste marine distinte e mantengono distinti comportamenti di accoppiamento e di relazioni sociali di tipo matriarcale. A differenza delle società animali terrestri, dove è constante la competitività per l'accaparramento delle risorse, il conflitto e le gerarchie, la caratteristica della vita delle balene è, secondo gli specialisti, una sistema comportamentale costruito sulla cooperazione e la omogeneità sociale.

Una ragione in più per difendere questi cetacei e partecipare alle campagne di salvaguardia e di boicottaggio dei prodotti ittici giapponesi, islandesi e norvegesi. A questo proposito è iniziata una campagna di boicottaggio del salmone e dei merluzzi norvegesi ed islandesi, mentre l'amministrazione statunitense ha avviato una campagna di embargo nei confronti dell'Islanda.


9 Giugno, 2004 (top ^)

Giorgio L. manda questa intervista trovata sul Sole-24ore a Antonio Di Natale, responsabile scientifico dell’Acquario di Genova.

L’avrei poi conosciuto dopo qualche tempo e anche a lui ho proposto di ospitare la balena.

“Cominciò una mappa degli avvistamenti, di animali vivi, e a volte, morti. Ricordo il primo per me, una telefonata in febbraio, una balena era stata spinta dalle onde ad arenarsi su una spiaggia: un bestione di una ventina di metri, mezzo putrefatto; un puzzo orrendo. Ma è capitato anche di coordinare salvataggi; 14 capodogli rimasti intricati
nelle reti da pesca, due giorni di lavoro insieme ai sommozzatori della Finanza: tra bestioni arrabbiati, stressati dalla paura, hanno una testa enorme e una gran coda, e la bocca stretta e lunga coi denti allineati lungo la mandibola. Ti butti in 'acqua, gli giri intorno al corpo, speri che capiscano che sei lì per aiutarli; tagli la rete, a voltegli è finita in bocca tra i denti, infili dentro le braccia, il busto, la testa, e non vedi l'ora di finire. “


28 Giugno, 2004 (top ^)

Dal cd datomi in dote da Alberto Trapani. Insieme alla lettera, diverse immagini.

Che percorso, che viaggio!

Sono sceso fino nella mia pancia, alla ricerca di mio padre. Lì l’ho trovato.

Anche Clarisse me lo aveva consigliato, cerca mi aveva detto.

Tutta colpa di “Babbo babbino”. Di quel grido felice di quel burattino finalmente bambino che corre verso Geppetto, e finisce il film.

Quel film, quanto ci impressionò a noi piccoli dell’epoca? Ha ragione Luca Beatrice; la mia, la nostra, coscienza estetica si basa più su un ricordo televisivo che sul Raffaello, e oserei dire; per fortuna. No non ho niente contro Raffaello. Non mi piace tanto e basta.

Invece la televisione è la mia mamma. Io la guardo e lei sta li con me, mi tiene compagnia. Mi racconta le storie. Mi insegna la vita. Mi insegna l’onore.

Ero proprio piccolo! Credo che non andassi neppure ancora a scuola. Infatti il disegno della balena (quello che con mamma tanto ho cercato), era nella cartellina dei disegni dell’asilo. Mi ricordo che la balena aveva tanti denti. Aveva così tanti denti che continuavo a disegnarne, e insoddisfatto ne disegnavo ancora, e la maestra mi chiedeva il motivo e io parlavo di denti…

I denti. I vampiri sono stati il mio incubo per tutta l’infanzia. Ho paura di dare? Di dare il mio corpo?

Mio papà mi teneva in braccio mentre io entravo anima e corpo oltre lo schermo, per fortuna mi teneva forte.

Mi sono fatto un bel giro nella nostalgia e nella sofferenza, di tanto in tanto non fa male.

Credo che chi perde il proprio padre il quale ha voglia di un’altra donna e di un'altra famiglia, a sua volta può avere voglia di un altro padre; ne ha il diritto!
Io sono stato fortunato, ho avuto molti padri. Anche di mamme ne ho avute più di una.

I miei papà cambiavano ogni tanto, oggi continuano a cambiali a seconda della voglia e delle necessità.

Sono stato il figlio di mastro Ciliegia.

Mastro Ciliegia potrebbe essere un buon padre. Ha i soldi e ha fortuna. Ha trovato un ciocco di legno vivo e parlante. Dove lo ha trovato? In un bosco magico? Lungo un fiume o sulla spiaggia? Da dove arriva il legno? Sarà stato aiutato da qualcuno?

Comunque è fortunato; eppure, non ha nessuna voglia di gestirsi un bastone parlante e lo “sbologna” ad un altro.

Oggi voglio essere figlio di mastro Ciliegia. Voglio che chi mi trova mi tenga.

Bello il mio signor Ciliegia? Un gran lavoratore, Lavora il ferro ed è reale. È così reale che è addirittura sociale, o meglio lo era. Ha avuto un’esperienza con Peveragno 2000, la lista civica e di destra ma si è pentito e stufato.

La mia mamma-fatina a mastro Ciliegia gli fa i conti delle tasse, e lui per sdebitarsi mi ha regalato un intero tronco di albero sezionato in due grossi pezzi…
Non riesco a tagliarli e a scolpirli ancora meno. Credo di avere un blocco.

È il dividere che sento demoniaco.

Anche il pezzo della scuola era di rovere. Me lo aveva assegnato Nervo. Che gran professore, peccato che nessuno si ricordi che è un artista, e lo lascino morire nell’oblio per riscoprirlo tra una decina di anni. Mi fa schifo il mondo dell’arte.

Eccomi qui signori, sono al centro. Ecco il mio corpo e la mia storia. Penetrate la mia prima marchetta.

Per fortuna non tutto il male fa male. Che bella Claudia. È una persona normale… anzi speciale e simpatica. Molto simpatica. Sarà l’artista più simpatica del mondo?

A Claudia a voi racconto il mio percorso un poco randagio. Ho cercato i libri nella mia nuova città di lingua francese fuori dall’Europa. Ho cercato la balena nella Vuria (il mio bosco opera-laboratorio, di San Giovenale di Peveragno) e ho trovato un burattino non digerito. Un burattino che vuole e continua a voler essere umano.

Insomma sono partito da molte parti e sono arrivato da molte parti. Questo vi propongo di fare: partire da li e arrivare là.

Grazie Claudia. Grazie ad a.titolo. Grazie artisti. Grazie lettore se vuoi contattarmi scrivimi albertotrapani@yahoo.it


28 Giugno, 2004 (top ^)

Dote di Daria Martini e Corrado Marengo

Una pagina web con l’immagine della costellazione detta della BALENA

Descrizione: Estesa costellazione posta al di sotto dell’Ariete e dei Pesci
Visibile in: Inverno
Ascensione retta centrale: 2 hrs
Declinazione centrale: -10°

Mito:
Questa costellazione rappresentava inizialmente il terribile mostro marino Ceto, inviato da Poseidone per divorare la principessa Andromeda ed ucciso da Perseo. Successivamente venne identificata con la balena.

Oggetti più importanti:
Omicron Ceti, notevole stella dalla luminosità variabile, estremamente splendente in certi periodi mentre in altri risulta invisibile ad occhio nudo. La sua variabilità fu notata nel 1596 dall’astronomo dilettante Davis Fabricius, che le diede il nome di Mira (“meravigliosa”).


29 Giugno, 2004 (top ^)

Alessio Romano
BALENE


Cattedrali marine
o giovani donne rotonde
dal metabolismo impacciato
che piangono clandestine
sbranando Nutella®.
Siete fragili prede
della caccia nippo - norvegese.
Flagellate il plancton
che non riesce a scampare
alle prigioni bibliche
visitate senza permesso
da burattini bugiardi.
Dal futuro è già tornata
una navicella spaziale
guidata da Ismaele
partita per ripescarvi
il giorno della vostra estinzione.


29 Giugno, 2004 (top ^)

Dote di Irina Novarese, Torino

Da Dizionario dei Simboli, di J. Chevalier e A. Gheerbrandt,
BALENA

1. Il simbolismo della balena include differenti aspetti, uno dei quali è legato al simbolismo generale del pesce*.
La parola araba nûn designa contemporaneamente il pesce e la balena. In India l'avatara di Vishun come pesce guida
l'arca sulle acque del diluvio. Nel mito di Giona la balena è l'arca: l'ingresso di Giona nella balena è l'ingresso nel periodo di oscurità intermedio tra due stati o due modalità d'esistenza (Guénon). Giona nel ventre della balena è il germe d'immortalità dell'uovo, nella matrice cosmica. L'uscita di Giona è la resurrezione, la nuova nascita, la restaurazione di uno stato o di un ciclo di manifestazione. Miti similari esistono in Africa, in Polinesia, in Lapponia: entrare nel ventre di un mostro, generalmente marino, ed uscire dalle sue tenebre, costituisce un rito d'iniziazione. Spesso si tratta esplicitamente di una discesa agli inferi e della successiva resurrezione. Appare qui l'aspetto malefico del simbolismo della balena — assimilata talvolta al leviatano biblico — che corrisponde alla morte, mentre l'aspetto benefico corrisponde alla rinascita, ad uno stato superiore. Nella tradizione araba le «figlie della balena» sono associate alle eclissi e agli avvenimenti catastrofici della fine del ciclo. Sono quindi annunciatrici della morte cosmica. Tuttavia il delfino*, contrapposto al polpo, sembra corrispondere al solstizio d'inverno che è la porta del Ciclo.

2. Nel Vietnam centrale le ossa di balena (in realtà di delfino) gettate a riva dal mare vengono raccolte e sono oggetto di culto: la balena è considerata una divinità marina che guida le barche e protegge dai naufragi (vedi il mito di Arione che i delfini salvano dal naufragio). Il genio-balena inoltre è di soccorso — per semplice estensione — nel passaggio verso la dimora degli Immortali (vedi ancora il ruolo del delfino come guida verso tali luoghi di dimora). La tradizione asiatica degli dei venuti dal mare esiste anche in Giappone. Fu una balena meravigliosa che condusse ai montanari del Vietnam il Bambino salvatore del mondo, liberatore dal male.


30 Giugno, 2004 (top ^)

Giorgio L.

Spero che a Torino ti baleni in mente di telefonarmi per dirmi come è andata.
Per il momento ti giro questa notizia che ho letto stamattina sul sito ANSA:

WASHINGTON - Tre milioni di dollari per salvare le balene. E' grazie a questo investimento che un gruppo internazionale di ricercatori ha lasciato la terra ferma alla volta dell'Oceano Pacifico per la prima parte di uno studio sui cetacei. La spedizione degli esperti a bordo della nave americana McArthur II e' il primo capitolo di un vasto programma internazionale per la protezione e lo studio della specie a rischio di estinzione. ''E' il piu' ambizioso progetto di studio delle balene mai realizzato'', spiega lo scienziato Jay Barlow, capo della spedizione che coinvolge studiosi e volontari provenienti da diverse parti del mondo.

Le balene, che vivono nelle acque del nord durante l'estate per dirigersi a sud nei mesi invernali, stanno per intraprendere la loro piu' lunga migrazione, un viaggio di circa 8 mila chilometri secondo gli esperti del Centro Ricerca Calamokidis. Fino a qualche tempo fa i biologi marini credevano che la popolazione delle balene del Nord del Pacifico, decimata negli ultimi dieci anni, non contasse piu' di 2.000 esemplari, scampati miracolosamente al commercio di olio, cibo e fertilizzanti. Ma ora gli esperti guardano con maggiore ottimismo al futuro delle balene e credono che gli esemplari nel Pacifico siano piu' di 10 mila, con una percentuale di crescita che oscilla tra il 6 e l'8% l'anno.

''Diecimila esemplari sembrano tanti, ma e' davvero difficile trovarli, riuscire a studiarli durante quei pochi minuti in cui emergono - dice uno dei ricercatori - e per questo siamo provvisti di sonde in grado di catturare i suoni emessi dalle balene quando sono sott'acqua''. Nel corso dell'ultimo secolo la caccia a fini commerciali ha distrutto gran parte delle popolazioni di cetacei. Tra il 1925, anno di introduzione della prima nave 'fabbrica' per l'uccisione e il trattamento delle balene, e il 1975, si stima siano stati uccisi in totale piu' di 1,5 milioni di cetacei. La specie e' ora protetta dalla Commissione Baleniera Internazionale (Iwc), ma non di rado capita di trovare carne di balena nei mercati in Giappone, uno dei Paesi che sostiene di cacciare ancora i cetacei ''per scopi scientifici''.


18 Luglio, 2004 (top ^)

La Repubblica - Domenica 18 luglio 2004 -

Brevi, schede e richiami

Le balene, un equilibrio per la vita dei mari.
Silvano Fassetta Rozzano

Benché accordi internazionali già da molti anni lo vietino, il Giappone, la Norvegia e l'Islanda periodicamente riprendono la caccia alle balene.
L'hanno fatto, dicono, «per scopi scientifici», quando tutti sanno che vogliono solo commercializzarne le varie parti del corpo a fini di lucro.
Le balene rappresentano un fondamentale elemento di equilibrio ecologico per la vita dei mari e mi chiedo cosa aspettino, governanti e politici, a denunciare pubblicamente questi comportamenti. E' mai possibile che non esista un organismo sovranazionale in grado di far rispettare il divieto della caccia alle balene?

Invio di Carlo L.


21 Luglio, 2004 (top ^)

Nuota vicino alla costa. Probabilmente si tratta di un maschio adulto, lungo all'incirca 10 metri. E' un esemplare molto raro.

Australia, il ritorno di Moby Dick
Avvistata una balena bianca

A incontrarla per la prima volta una settimana fa
è stata una nave commerciale. Si cerca di rintracciarla

PERTH - Era scomparsa dal 1992. Ora è tornata.

"Moby Dick", la balena bianca ha rifatto la sua apparizione nelle acque al largo tra Dongana e Garaldton, a circa 450 chilometri a nord di Perth, in Australia.
E' lei, uguale a quella immortalata da Melville, l'ossessione del capitano Achab: l'hanno fotografata dall'alto. Nuota vicino alla costa e questo rassicura il Dipartimento per la conservazione, perché la vicinanza alla terra riduce la possibilità che possa essere attaccata dagli squali. Una nave commerciale l'ha avvistata per la prima volta segnalando la sua presenza. Poi è stata fotografata dall'alto, quindi si è inabissata e si cerca di rintracciarla.

I ricercatori pensano che si tratti di un maschio adulto, lungo circa dieci metri e forse è l'unica balena bianca tra la popolazione di cetacei che attraversa la costa est del Paese. E' una vera rarità: si tratta, probabilmente, di una megattera che ha assunto una colorazione candida per una forma di albinismo.
Le megattere hanno un corpo allungato, ma più robusto rispetto ad altre come la balenottera comune o la balenottera azzurra. Il capo è allungato.
Le sue pinne pettorali possono misurare fino a 5 metri.

La balena comunica per mezzo di suoni a bassa frequenza, detti il "canto delle megattere", che può durare da pochi minuti a un'ora e mezzo. La Southern Cross University ha lanciato un appello: chiunque riesca ad avvistarla, lo comunichi al più presto. La ricerca continua.


23 Luglio, 2004 (top ^)

Post Scriptum
Una balena vede gli uomini

Sempre così affannati, e con lunghi arti che spesso agitano. E come sono poco rotondi, senza la maestosità delle forme compiute e sufficienti, ma con na piccola testa mobile nella quale pare si concentri tutta la loro strana vita. Arrivano scivolando sul re, ma non nuotando, quasi fossero uccelli, e danno la morte con fragilità e graziosa ferocia. Stanno lungo in silenzio, ma poi tra loro gridano con furia improvvisa, con un groviglio di suoni che quasi non varia e ai quali manca la perfezione dei nostri suoni essenziali: richiamo, amore, pianto di lutto. E come dev'essere penoso il loro amarsi: e ispido, quasi brusco, immediato, senza una soffice coltre di grasso, favorito dalla loro natura filiforme che
non prevede l'eroica difficoltà dell'unione ne i magnifici e teneri sforzi per conseguirla.
Non amano l'acqua, e la temono, e non si capisce perché la frequentino. Anche loro vanno a branchi, ma non portano femmine, e si indovina che esse stanno -altrove, ma sono sempre invisibili. A volte cantano, ma solo per sé, e i' loro canto non è un richiamo ma una forma di struggente lamento.
Si stancano presto, e quando cala la sera si distendono sulle piccole isole che li conducono e forse si addormentano o guardano la luna. Scivolano via in silenzio e si capisce che sono tristi

Antonio tabucchi
Donna di porto - Pim, Sellerio

Dote di Andrea Cretto


7 Settembre, 2004 (top ^)

Le balene non piangono

Siamo andati a vedere le balene alla baia di Puerto Piramydes. Bellissime. Veri mostri marini. Rettifico le informazioni precedenti, perche' la guida di oggi ne ha fornite di piu' corrette. Innanzitutto il nome della specie e' Franca Austral, non Franco. La lunghezza della femmina puo' arrivare fino a ventisette metri e il suo peso fino a 40.000 chili. Oggi, sempre aiutati da un tempo molto favorevole, ne abbiamo avvistate molte. Prima una madre con il cucciolo (la cria). Si sono avvicinati alla barca e ho potuto vedere l'enorme muso emergere dall'acqua ad un metro di distanza da me. Poi ci siamo spinti piu' a largo, fino ad un gruppo di sette balene nell'atto della copulazione. Qui nella peninsula Valdes, la balena Franco Austral (della quale esistono ormai solo 500 esemplari in tutto il mondo, su tremila esemplari di balena in totale), viene per accoppiarsi. Lo fa in un modo divertente. Una sola femmina e un gruppo nutrito di "machos" intorno. Vince il migliore. Quando la femmina non vuole l'accoppiamento si gira sulla pancia ed emerge sulla superficie del mare, mentre il grosso pene dei maschi (piuttosto
grosso e manovrabile come una specie di braccio) cerca invano di raggiungerla. Abbiamo visto piu' volte affiorare la pancia pezzata della balena, bianca e nera, simile al pelo di una mucca e gli altri continuare a ruotarle intorno, sotto il pelo dell'acqua, nuotando sotto la nostra barca, vicinissimi, spruzzando in continuazione, facendo capolino coi loro musoni pieni di callosita' bianche, una sorta di funghi enormi infestati da insetti e piccoli crostacei. Per questa ragione esiste uno strano accordo tra le balene e i cormorani. A questi e' permesso di posarsi sui calli e nutrirsi dei molluschi e delle specie vive che stanno li' annidate. Le balene sopportano infatti il becco appuntito dei cormorani meglio di tutte quelle bestiole parassitarie che le tormentano notte e giorno e sono felici che gli uccelli, beccando, le tolgano di mezzo. A questo proposito mi e' venuta in mente una storia, letta poco tempo fa, che Heinrich Heine racconta negli "Dei in esilio". In quel punto del libro Heine vuole raccontare la fine tragica di Giove, dopo l'avvento del cristianesimo. Si trova costretto a menzionare alcune storie di mare, imparate da un amico baleniere, perche' sono, a quanto pare, l'unica fonte di informazioni disponibile sull'argomento. Racconta che un sacerdote viaggio' una volta a bordo di un peschereccio e riferi' al suo ritorno uno spettacolo incredibile al quale aveva assistito nei pressi dei ghiacci antartici: aveva visto enormi balene strofinarsi contro grosse pareti di ghiaccio, emettendo lamenti struggenti e muovendo il corpo in un modo cosi' ispirato da rendere possibile una sola spiegazione: in uno slancio mistico, i giganti del mare lodavano il Creatore. Il sacerdote si era convinto in questo modo che le balene fossero animali religiosi, ponendosi ad uno dei poli di una disputa molto in voga alla fine del '700: quella sulla religiosità degli animali. A smontare senza troppi giri di parole la bizzarra posizione del sacerdote, interviene subito dopo l'amico baleniere di Heine, seduto su un barile di sego e tamburellando con la sua gamba di legno: ma quali preghiere! Le balene si grattano contro il ghiaccio per un solo motivo: sono tormentate dai ratti marini. I ratti si infilano sotto la loro pelle e restano li' tutta la vita, a far festa nella spessa coltre di grasso. In nessun modo quei giganti del mare possono cambiare la loro condizione e sono costretti a lenire invano la propria sofferenza grattandosi contro uno scoglio di ghiaccio e lanciando profondi lamenti al cielo. Heine può citare così subito dopo la triste fine di Zeus. Un'altra leggenda racconta infatti che il re degli dei venne trovato in Antartide da alcuni pescatori greci, ridotto ad un povero, seppur maestoso, vecchio re decaduto, in una caverna di ghiaccio, in esilio per sempre dalla sua patria, malfermo sul bastone, completamente impotente. Venendo a sapere dai marinai che, dopo i cristiani, la sua vecchia Grecia era ormai caduta in mano ai musulmani, Zeus scoppiò in un pianto fragoroso e struggente. Superfluo sottolineare l'ovvia similitudine che Heine tiene a mettere in luce tra il gigante del mare e il gigante olimpico, e la sua conseguente riflessione sulla natura precaria del potere. Quella della balena come simbolo di decadenza e' sicuramente un'immagine molto poetica e ha le sue ragioni, anche considerando che a questi grossi giganti si accompagna per noi l'idea, malinconica e certamente decadente, dell'estinzione. Ma vederli rotolarsi nell'acqua divertiti, picchiettati dai cormorani come un bambino indio yamano settecento anni fa veniva spidocchiato dalla madre in qualche villaggio della Patagonia, mi ha dato invece l'idea altrettanto poetica ma piu' serena (e non a caso credo che quest'idea mi venga dopo tanto viaggiare in queste terre) di una collaborazione naturale e vitale, cosmica, indifferente al tempo e alla storia, concentrata sul suo essere, in pace nel mare, nell'aria, sulla terra. La decadenza, cosi' legata al tempo e all'uomo, e' un concetto estraneo alla Patagonia. Sforzandomi di abbandonare per qualche istante le mie vesti di europeo, riesco a sentire e comprendere, anche se per pochi attimi, il fascino che nei secoli questa zona del mondo (la fine del mondo), ha suscitato nell'uomo bianco, nei suoi navigatori, nei suoi scienziati, nei suoi scrittori. La Patagonia e' un luogo che non sente il tempo. Diecimila anni fa le balene si lasciavano spidocchiare dagli uccelli. I campi ricchi di aridi cespugli si stendevano gia' sconfinati. I ghiacchi si rompevano nei laghi sulle Ande. Nelle steppe della Terra del Fuego, in Santa Cruz o nel Chubut, se il vento non soffiava c'era il silenzio vero, come oggi. La Patagonia nonostante i recenti impianti sciistici nei pressi dei ghiacciai e le cittadine turistiche piene di souvenir a forma di pinguino, continua ad essere per noi l'esistenza della natura prima e dopo la civilta'. E' il mondo quando l'uomo non c'era e quando l'uomo non ci sara' piu'. Dal nostro emisfero questa cosa non è possibile immaginarla, se non attraverso qualche film o qualche libro di fantascienza. Finisce qui il mio viaggio in Patagonia. Domani sera prenderemo il bus che in venti ore, attraversando il Chubut, il Rio Negro e le Pampas, ci riportera' a Buenos Aires, di nuovo nella civiltà.

Lì trascorreremo gli ultimi due giorni.

Poi, senza nessuna voglia, torneremo a casa.

Matteo De Simone


5 Luglio, 2005 (top ^)

Una balena sulla sedia. Storia per piccoli

Ma che ci fa?
Sta seduta.
Ma come fa?
Si inarca come quando faceva i tuffi, solo che per stare in equilibrio e non scivolare giù dalla sedia deve appoggiare con fermezza la sua grande pinna a terra.
E poi?
Sta lì, ad aspettare che qualcuno si sieda accanto a lei.
Ma è noiosa questa storia.
Un po’, ma sai, da quando non c’è più il mare le balene hanno poco da fare. Così se ne stanno lì ad aspettare che qualcuno si avvicini, si sieda accanto e inventi per loro una nuova storia che le porti lontano.
Ma non è facile senza mare!
In verità anche se ci fosse non sarebbe comunque facile, perché su di loro hanno già raccontato moltissime storie. Fantastiche, paurose, piene di avventure, e così non si accontentano di una piccola storia, di una semplice nuotata tra gli spruzzi, bisogna impegnarsi molto, portarle davvero lontano. In un posto dove non siano mai andate, o almeno non se ne ricordino.
Potrebbe essere su una montagna altissima dove il mare non è mai arrivato. Una montagna così alta che gli alberi per timidezza restano piccoli. E sono piccoli anche tutti gli abitanti, i fiori, le case, gli animali, tranne alcuni che allungano il collo per vedere la luna quando è troppo stanca per salire oltre la montagna. In un paese come questo, dove non è mai stata, sarebbero tutti molto curiosi di incontrarla, di farsi raccontare dove è andata prima, chi ha incontrato, cosa ha fatto. Insomma, sarebbe accolta con il dovuto rispetto. Ad aspettarla ci sarebbero doni speciali, fatti apposta per lei usando i colori di tutti i fiori che si trovano lì, intrecciando foglie lunghe come canoe, annodando i fili della lana che le pecore hanno regalato alle più brave tessitrici di tutto il paese. Anche i ragni che vivono sotto foglie grandissime che crescono lontano, tra gli umidi vapori della foresta, manderebbero sulla montagna i fili sottili e trasparenti delle loro ragnatele per fare ricamare un tappeto così morbido e lucente che la balena abbia l’impressione di trovarsi tra la spuma di una grande onda leggera. E poi feste, banchetti ricchi di frutti speciali, semi rivestiti di morbide gelatine, dolci saporiti e piccanti che nessuno ha mai preparato prima per lei. Questa storia potrebbe piacerle e convincerla a fare il viaggio anche senza il mare.
La balena alza la pinna con impazienza e quasi cade dalla sedia.
Non sarà facile farla arrivare sulla montagna, ma ora si è decisa e bisogna portarla lassù. Da quando non nuota più la sua pelle è diventata soffice e delicata, come un grande mantello caldo. È anche diventata pigra, e preferisce arrotolarsi come un lombrico e sonnecchiare dentro una casa fatta apposta per assicurarle il massimo conforto durante il viaggio. Altre grandi scatole, come i sontuosi bauli che seguivano le dame nelle loro escursioni in giro per il mondo, trasportano le sue cose in modo che al suo arrivo possa presentarsi in tutto il suo splendore: con le pinne morbidamente distese, imponente, austera e vanitosa come una diva abituata a suscitare, con la sua semplice presenza, stupore e ammirazione. Così si mette in viaggio, mobilitando intorno a sé schiere di servitori, di aiutanti e amici, che per molti mesi si dedicano solo a lei. Fino a quando arriva il grande giorno, e si uniscono a loro le amiche macchine, quelle che corrono veloci sulle strade, quelle che la sollevano tra le loro grandi braccia e la adagiano su un grande letto, come uno sposo con la sua amata prima di mostrarle la stanza appena costruita per il suo diletto. E così, con tutte queste attenzioni, la balena abbandona per un po’ di tempo la sua sedia e inizia la sua nuova avventura. Dorme molto, perché non c’è molto da fare in quella piccola stanza, finché, dopo alcuni giorni di viaggio, sente una vocina che la chiama. Apre gli occhi indolente e infastidita, ma non riesce a capire da dove arrivi quel suono stridulo. Perlustra con i suoi grandi occhi tutta la stanza, ma nulla. Non trova nessuno. Poi la vocina ricomincia a parlare ed ecco che, a pochi centimetri dalle sue lunghe ciglia, la balena vede finalmente una formica.

  • 1) Ce ne hai messo di tempo! Sono giorni che ti chiamo. Ma dormi sempre?
    La balena, colta di sorpresa, cerca di mascherare lo stupore con i suoi modi altezzosi da aristocratica.

  • 1) Come ti permetti. E poi cosa ci fai nella mia stanza, chi ti ha invitata?

  • 2) Non è il caso di offendersi. Mi annoiavo e volevo fare due chiacchiere. Non sono abituata a stare ferma senza fare nulla, da sola, senza nessuno con cui parlare.

  • 3) Avevi solo da restare dov’eri. Come hai fatto a entrare?

  • 4) Beh, questo non è stato difficile, nessuno ci ha fatto caso. In tutto quel trambusto non ho dovuto fare altro che entrare e mettermi in un angolino, dopo che tu eri già arrivata e tutti erano occupati a farti stare comoda.

  • 5) Ma perché hai deciso di partire proprio con me?

  • 6) Era da molti giorni che nel nostro giardino non si faceva altro che parlare di questo viaggio. Della montagna, ma anche di altri posti, foreste, grandi città che occupano intere valli, e si diceva che lì molte nostre parenti, che non vediamo da tantissimi anni, hanno fatto fortuna e sono diventate grandi, grandissime. Si dice che non devono fare tutta la fatica che facciamo noi, in questo giardino, per trovare il cibo. Che ce n’è così tanto che basta uscire dalla tana, dargli uno scossone e farlo ruzzolare giù, lungo i corridoi scavati nella terra, in modo tale che si accumuli nella dispensa in grandi quantità. Pare che laggiù possano così trascorrere molti mesi d’estate facendo passeggiate, andando a visitare gli amici, senza correre di continuo come facciamo noi, e che poi d’inverno sia un continuo banchetto di cibi succulenti e bevande dolci come miele.

  • 7) Si, pare sia molto diverso. In ogni caso questa è la mia storia. Quindi se proprio vuoi venire, stai zitta e pensa ai fatti tuoi!

Così, ignorando la sua piccola ospite, la balena richiuse gli occhi e, pensando alla montagna e ai doni che la aspettavano, si riaddormentò. Sognò che la sua stanza era allestita in uno strano palazzo, grande come una scogliera ma, a differenza di quella, capace di nuotare silenzioso e senza fatica tra le onde. Cullata da quel sogno la balena vide il palazzo che scivolava veloce sul mare, fino a giungere in una baia dove, molti anni prima, quando c’era il mare, andava ogni anno con le amiche a incontrare nuovi amori. Ricordava i balli, con le pinne che ricamavano nell’aria arabeschi di spuma, e il mare accompagnava le loro danze disegnando sulla superficie vortici e parole incantate. Poi, nel sogno, si ritrovò in una città, e poi in un altro grande palazzo che però non si muoveva, ma da cui si vedeva il mare. E in questo palazzo, che sembrava fatto apposta per lei, cominciavano ad arrivare i doni dalla montagna. Il tappeto imperlato di gocce di rugiada, i cibi, e poi delle piccole cose, alcune sembravano fragili come la carta, altre leggere come il legno di balsa, altre ancora variopinte come farfalle. Le guardò una ad una e scoprì che erano piccole balene. Sì, vedeva crescere intorno a lei un gran numero di cuccioli, alcuni bizzarri, di strani colori e forme, ma tutti in qualche modo simili a lei. Sentì crescere una grande commozione che si trasformò in un tremito che percorse tutto il suo lungo corpo. E nel sonno iniziò a cantare per i suoi piccoli amici. Il canto iniziò lieve, quasi sommesso, per crescere via via in suoni acuti che sembravano creati da un’orchestra di strumenti di vetro, diffondendosi come un soffio di vento in tutto il palazzo. Una melodia che fece accorrere i bambini di tutta la città, e con loro le famiglie, il sindaco e il direttore dell’orchestra che non capiva quale strumento potesse creare un suono così sublime e sconosciuto. E il canto diventò vento che fece spalancare le grandi finestre che circondavano tutto il palazzo. Nel suo sogno la balena si faceva trasportare dall’istinto, non capiva neanche lei cosa sarebbe successo, se la sua storia iniziasse lì, o fosse già conclusa. Ma continuava, aspettando che accadesse qualcosa già scritto nel sogno. E così, continuando a cantare, vide che una delle sue piccole balene, quella più leggera, cominciava ad agitare le pinne e, aiutata dal vento, si distaccava da terra. Continuava a sbattere le pinne e a volare sopra le altre balene, ogni tanto piegandosi tutta da un lato, poi recuperando l’equilibrio e finalmente librandosi in un volo alto, fino a raggiungere quasi il soffitto. E le altre provarono a imitarla finché, a poco a poco, tutte cominciarono a volare. La balena vedeva sopra di sé volteggiare una nuvola colorata di balene. Non riusciva a seguire i disegni che ciascuna dipingeva nell’aria senza lasciare segni, ma continuava a guardarle, passando da una all’altra, e osservandole tutte nel loro ondeggiamento sinuoso. A un certo punto, quando incantata tentava di trattenere una forma dal loro movimento apparentemente compatto, vide che la nuvola cominciava ad assottigliarsi in un lungo filo che si dirigeva verso le finestre e, di qui, si dipanava nel cielo. Seguì il filo, ma a un certo punto non ne vide più l’inizio. Così mosse nuovamente la sua grande pinna, alzando intorno a sé una forte corrente d’aria che fece indietreggiare tutta la folla. Poi mosse le pinne più piccole, senza smettere di sventagliare la sua maestosa coda, e senza fatica si alzò e volò via.


1 Agosto, 2005 (top ^)

Non metterti nei pericoli che sono maltranquilla.
Mi raccomando. Maltranquilla. Dice mia madre con la pronuncia di un nome proprio.
Perfetto nome, chiamato per la circostanza che fa reciproche attese e partenze. A volte sta bene a lei, altre a me, altre alle sue sorelle e le mie cugine sorelle.
Maltranquille. Matronimico. Larga famiglia femminile che risale alla nonna.
Parola barca, parola pesce.
Di quella specie che sa nuotare all’insù, incontro alla corrente, sapendo senza averlo mai fatto.
È proprio della nonna lo strano composto, mosto mescolato a pesca, come le sue marmellate.
Parola ricetta. Parola istruzione. Immagino ancora più vecchia, fino a quando, per lei, i nomi facevano senso con le facce.
Parola rammendo. Fatta di lembi.
Coniata per scovare un equilibrio. Inventata per far da antidoto alla monta dell’ansia. Per dire di uno stare un po’ scomodi, ma quasi quasi in pace, seduti a figurarsi da un posto un altro posto, senza smarrirne il tragitto.
Maltranquilla la strada ce l’ha in mente e riesce a far la spola tra i due punti. Abbrevia e salta e vola. Riempie tutta la geografia dei lontani con un sapere a memoria tratti e inflessioni, conversazioni.
Maltranquilla, altrimenti detta stare in pensiero. Altra forma e dedica premurosa per non dire della preoccupazione. Una camera arredata di soprapensieri, tessuti di frasi incominciate, mescolate alla biologia e all’affezione.
Stare in pensiero, si sta ancora bene. Lascia partire.

Solo appena maltranquilla.

Ora.
Raccomandare a seconda del dove. I pericoli sono caldi o freddi,
ventosi o d’acqua di mare.
Maglioni di lana. Elenchi di magliette e di cose leggere da contrappeso ai libri.
Mucchietti di utili, travasati dal tavolo alla borsa,
la sera prima. Meglio, ancor meglio, la mattina presto
per rimandare di un po’ le pieghe.

Cosa diresti se partissi lontana: sii anonima e mischiata, confusa alla gente
e cammina con le loro scarpe e prendi un’aria attenta ma non curiosa.
Questa nuova saggezza mi fa presente.

Ora, poi, si capisce, si devono cercare anche le parole seguenti.
Parole senza notizie.
So che per consolarsi occorre una lingua.
È così che mi son messa a cercare il detto preciso di un colore,
di aria, di travasi.

Dote di Giorgina Bertolino, 21 luglio 2005


3 Agosto, 2005 (top ^)

Capo Mortola, maggio 1957

Dalla mia finestra ho guardato la nave partire ora, per tornare chissà.
Non ho avuto il coraggio, amore mio, di venire al molo anche solo per lasciarti uno sguardo, troppa è la mia tristezza che già si è fatta vuoto. Vuoto delle tue parole, dei tuoi pensieri, dei tuoi occhi.
Quanto è lontana quella terra e grande quell’animale che per anni ha riempito le nostre letture, i nostri studi ma anche i nostri sospiri e le nostre malinconie. Tanto lontano e tanto grande che nelle ultime settimane neppure riuscivamo a nominarli, mentre oggi mi ritrovo a ripeterli incessantemente come una sorta di cantilena che riempirà le mie ore vuote. E mai cesserò.
Mi hai detto “…sono certo che il tempo sarà breve e ci aiuterà a pensare e costruire ancora più il nostro amore”. come puoi dirlo se poche ore sono passate dalla nostra ultima cena in giardino e già mi sento vedova di te e della tua storia? Vedova di quei disegni che negli anni ci arrivavano da artisti di molti paesi, di quelle immagini che ci aiutavano a immaginare come quell’ animale è. Ma tu “mi hai detto devo andare…”.
La ricordo quella sera, pioveva, ed è come fosse ora. Lo stesso tremore delle gambe, lo stesso capogiro, la stessa rabbia perché quel corpo immenso ti portava via da me. Anni per raccogliere informazioni: soffiatore dalla testa grande, questo il nome, lunghezza max: 18 metri nei maschi e 13 nelle femmine, peso: 57 tonnellate nei maschi e 24 tonnellate nelle femmine. Colore: grigio o marrone scuro uniforme; può presentare una colorazione bianca attorno alla bocca. Alcuni esemplari sono completamente bianchi. Pinna dorsale: bassa, triangolare e posizionata oltre i due terzi posteriori del corpo. E’ seguita da una serie di gibbosità che digradano verso la coda. Pinna caudale: ha forma tipica triangolare, con seno interlobare molto marcato e margine posteriore rettilineo. La coda emerge dall’acqua quando l’animale si immerge in profondità. Testa: è enorme e costituisce più di un terzo di tutto il corpo. Ha una sagoma squadrata e presenta lo sfiatatoio sull’apice sinistro. La mandibola è lunga, sottile e posta sotto il capo. Presenta denti sulla mandibola. Gli occhi sono piccoli e posti a metà tra il dorso e il ventre.

E poi d’improvviso il tuo “devo vederla!” e la mia idea, per tenerti ancora con me , di chiedere ad artisti e marinai illustrazioni dettagliate, schede precise che ci facessero vedere ciò che conoscevamo quasi più del nostro amore. La prima busta arrivò, lo ricordo, il primo giorno di primavera di quattro anni fa. Ci tremavano le mani quando aprimmo quella carta malconcia che arrivava da troppo lontano per immaginare da dove. Per giorni tenemmo quell’immagine sul tavolo, vicino alla finestra per vedere meglio ogni dettaglio, ogni incertezza della mano nel disegnare lo sfiatatoio, gli occhi, ogni sfumatura del grigio del ventre. Non ricordo quante volte leggemmo la legenda, per capire meglio chi era quel mostro che ci teneva uniti. E poi ne arrivarono altre, ognuna con una sua caratteristica, una sua anomalia. Man mano che passavano i mesi, quei pomeriggi infiniti passati a tentare di capire le dimensioni, le età, scoprimmo anche che ogni segno, ogni pennellata ci raccontava qualcosa…un periodo di poco nutrimento, una gravidanza, una fuga da una caccia. E poi la notizia, Dio come ci siamo amati: vicino Genova, un esemplare spiaggiato ma salvato in tempo. Dovevamo partire subito per raggiungerlo. Fu il giorno più lungo, e la notte mi ammalai certo per l’emozione. La febbre era troppo alta e ti lasciai partire. Solo, già quella volta, ma dovevo capire che sarebbe capitato ancora. Furono giorni infiniti. A casa, sola, continuavo a sfogliare le tavole, a riguardarle sperando di avere da loro tue notizie. Quando tornasti il tuo volto sembrava più vecchio. Eri arrivato e l’esemplare era morto da poche ore, non ti aveva aspettato; la troppa vicinanza alla costa e la ferita che non si rimarginava non gli avevano permesso di guardare i tuoi occhi neppure per qualche minuto, perché così avrebbe capito che solo l’amore per il mistero del mare è più forte della nostra passione e, sono sicura, questo l’avrebbe aiutato a vivere. Per non rattristarmi continuasti a dire “ l’ho vista! E questo mi deve bastare”. Dove quel “mi” segnava la nostra distanza che sarebbe diventata sempre più evidente fino a quando, il giorno prima di Pasqua, ti trovasti a ripetere “devo andare”, e questa volta aggiungesti: “devo andare a sentire le loro voci…” . Per settimane mi avevi tenuto nascosta quella lettera: un ricercatore inglese ti aveva raggiunto non so ancora come. Ti descriveva di un luogo magico, una spiaggia del Sud del mondo dove a notte fonda solo la voce dei cetacei riempiva quel luogo vuoto e ne disegnava il paesaggio. Quel foglio lo tenevi da giorni nascosto al mio sguardo e capisti sol